Arresti in calo. Meno operazioni contro trafficanti e spacciatori. Crollati i sequestri di stupefacenti. Così nell'ultimo anno il governo ha abbassato la guardia
La lotta alla droga con il governo Berlusconi non va più di "moda". Le priorità della sicurezza sono altre, a partire dai rom (di cui si parla in modo quasi ossessivo nei comunicati del ministero dell'Interno) e da una predilezione per la guerra allo stalking sostenuta da Mara Carfagna. E mentre le brossure diffuse da Roberto Maroni inneggiano ai meravigliosi risultati dell'esecutivo nel contrasto al crimine, gli unici dati ufficiali mostrano una situazione pessima: nel 2009 i sequestri di stupefacenti sono crollati, in picchiata anche le operazioni contro trafficanti e spacciatori, in calo arresti e denunce. Insomma, un anno d'oro per narcos e spacciatori che possono festeggiare per la disattenzione strategica dei nostri inquirenti. Chiamati a inseguire altre minacce e spesso lasciati senza fondi per eliminare il fiume di polvere bianca che circola ormai ovunque.
I GRAFICI I dati sui sequestri di droga nel 2008 e 2009
I bollettini della Direzione centrale antidroga, che sintetizzano l'attività di tutte le forze dell'ordine e vengono pubblicati mensilmente sul sito del Viminale, raccontano una disfatta. Mentre l'Italia viene invasa dalla cocaina, con un allarme sociale che parte dalle scuole e contagia tutti i ceti e tutte le età; mentre ritorna con forza l'eroina venduta a prezzi stracciati per arruolare nuovi tossicomani, i sequestri delle nostri polizie svaniscono. La statistica è impressionante. Rispetto al 2008, da gennaio in poi la quantità di sostanze intercettata dagli investigatori crolla: meno 50 per cento a febbraio, meno 65 a marzo, meno 61 ad aprile e la discesa prosegue senza freni per tutto il 2009 con meno 50 a ottobre e meno 32 a dicembre. Il bottino finale è di 465 chili di cocaina in meno. Insomma, un fallimento: 11 mesi di retromarcia.
Mettere le mani sui carichi può non essere indicativo dell'opera svolta dalle forze dell'ordine: in genere si stima che finisca nella rete meno di un ventesimo di quello che circola. Ma la ritirata dello Stato nella battaglia ai signori della droga riguarda tutti i fronti: nel 2009 ci sono state meno retate antidroga, meno arresti, meno denunce, meno segnalazioni alla prefettura. Eppure l'Italia è indicata al quinto posto in Europa per consumi di cocaina, con un record di Milano rispetto alle altre metropoli evidenziato dalle analisi dell'Istituto Mario Negri, che individua i residui della 'neve' nelle acque reflue cittadine. L'Agenzia europea delle droghe nel 2008 ci ha bollato come la nazione con il più alto consumo di coca tra i giovani. Ma questi segnali non si traducono in una mobilitazione delle polizie: non ci sono fondi, non ci sono mezzi. La caccia ai pusher e ai grandi trafficanti non offre vetrine mediatiche e non trova attenzioni nei vertici. Con risultati paradossali per quanto riguarda la cannabis. Perché nel 2009 il governo Berlusconi sembra avere fatto passi avanti sulla strada della depenalizzazione dello spinello.
I dati del Servizio centrale antidroga marcano il trionfo della circolazione di marjuana e hashish: ne sono state sequestrate 13 tonnellate di meno. E questo dato forse meriterebbe un'analisi particolare. Sempre più spesso la cocaina - che dal Sudamerica sbarca in Africa Occidentale e viene trasportata fino al Maghreb - ha preso il posto dell'hashish e dei migranti sugli scafi che attraversano il Canale di Sicilia. Carichi meno ingombranti e più redditizi. Che, contrariamente ai clandestini extracomunitari, non rientrano tra i bersagli privilegiati del ministero dell'Interno.

I GRAFICI I dati sui sequestri di droga nel 2008 e 2009
I bollettini della Direzione centrale antidroga, che sintetizzano l'attività di tutte le forze dell'ordine e vengono pubblicati mensilmente sul sito del Viminale, raccontano una disfatta. Mentre l'Italia viene invasa dalla cocaina, con un allarme sociale che parte dalle scuole e contagia tutti i ceti e tutte le età; mentre ritorna con forza l'eroina venduta a prezzi stracciati per arruolare nuovi tossicomani, i sequestri delle nostri polizie svaniscono. La statistica è impressionante. Rispetto al 2008, da gennaio in poi la quantità di sostanze intercettata dagli investigatori crolla: meno 50 per cento a febbraio, meno 65 a marzo, meno 61 ad aprile e la discesa prosegue senza freni per tutto il 2009 con meno 50 a ottobre e meno 32 a dicembre. Il bottino finale è di 465 chili di cocaina in meno. Insomma, un fallimento: 11 mesi di retromarcia.
Mettere le mani sui carichi può non essere indicativo dell'opera svolta dalle forze dell'ordine: in genere si stima che finisca nella rete meno di un ventesimo di quello che circola. Ma la ritirata dello Stato nella battaglia ai signori della droga riguarda tutti i fronti: nel 2009 ci sono state meno retate antidroga, meno arresti, meno denunce, meno segnalazioni alla prefettura. Eppure l'Italia è indicata al quinto posto in Europa per consumi di cocaina, con un record di Milano rispetto alle altre metropoli evidenziato dalle analisi dell'Istituto Mario Negri, che individua i residui della 'neve' nelle acque reflue cittadine. L'Agenzia europea delle droghe nel 2008 ci ha bollato come la nazione con il più alto consumo di coca tra i giovani. Ma questi segnali non si traducono in una mobilitazione delle polizie: non ci sono fondi, non ci sono mezzi. La caccia ai pusher e ai grandi trafficanti non offre vetrine mediatiche e non trova attenzioni nei vertici. Con risultati paradossali per quanto riguarda la cannabis. Perché nel 2009 il governo Berlusconi sembra avere fatto passi avanti sulla strada della depenalizzazione dello spinello.
I dati del Servizio centrale antidroga marcano il trionfo della circolazione di marjuana e hashish: ne sono state sequestrate 13 tonnellate di meno. E questo dato forse meriterebbe un'analisi particolare. Sempre più spesso la cocaina - che dal Sudamerica sbarca in Africa Occidentale e viene trasportata fino al Maghreb - ha preso il posto dell'hashish e dei migranti sugli scafi che attraversano il Canale di Sicilia. Carichi meno ingombranti e più redditizi. Che, contrariamente ai clandestini extracomunitari, non rientrano tra i bersagli privilegiati del ministero dell'Interno.

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